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Cinzia Pierangelini

Blog di una narratrice musicista

Fiera d’autore, l’articolo dopo l’incontro

agosto12

L’incontro con Cinzia Pierangelini. Scrittura tra sogno e realtà

9 Agosto 2011 di fieradautore.it

“Si scrive per passione. La pubblicazione non è un passaggio fondamentale. Ecco perché mi sento libera da ogni regola commerciale”. Sarà per questo che in pochi anni (dal 2004 a oggi) ha pubblicato tanti libri, con case editrici diverse e con un seguito numeroso, “più numeroso da Roma in su”. Lei è Cinzia Pierangelini, terzultima ospite di Fiera d’Autore. E’ la sera dell’8 agosto e fa molto caldo. Fra qualche giorno tutto sarà finito, ma prima di farci prendere dalla malinconia vogliamo concederci un incontro con il buon romanzo, quello che leggi tutto d’un fiato, quello che ti fa sentire attaccato alle pagine come in una sorta di dipendenza.

E’ una musicista la scrittrice (no, meglio narratrice, come lei stessa preferisce definirsi) che il pubblico di Fiera d’Autore ascolta in questa sera afosa. Suona il violino nelle orchestre e lo insegna agli studenti delle scuole medie. “La mia scrittura deve molto alla musica: grazie alla musica posso dare ritmo alla narrazione, posso capire quando è il momento di cambiare scena, battuta, personaggio”. Allegro, andante … I suoi romanzi sono cadenzati, hanno una metrica interna che fa emergere una struttura che poi, in realtà, non esiste, dato che la stessa Pierangelini dice di lasciare che il romanzo si formi da sè, senza uno scheletro iniziale a far da supporto.

Il primo passo verso la scrittura consapevole è stato fatto quando lei era in tournée con Nicola Piovani. “C’era l’abitudine, fra gli orchestrali, di scrivere dei racconti anonimi, che poi venivano letti in pubblico e premiati. Lì scrissi Delicato, il mio primo racconto. E’ ambientato su un palcoscenico, che per me è ispirazione continua. Anche Eraclito e il muro, il romanzo, ha il palcoscenico come fulcro di tutte le azioni”.

Due le scuole di scrittura per la Pierangelini: “La musica, per i ritmi e la cultura dell’ascolto che ha saputo insegnarmi, e la lettura”. E, ci permettiamo di aggiungere noi, la realtà, ma non come catino a cui attingere idee e storie, bensì come ponte, pretesto per raccontare “qualcosa di surreale, che sia sempre ai limiti del credibile”. La letteratura per ragazzi, infatti, è uno dei generi toccati dalla narratrice. “Scrivo per i ragazzi quando sono nauseata dal quotidiano. Con la letteratura, anche quella per adulti, non si fa cronaca ma si cerca di comprendere il reale giocando sul filo della realtà. Il lettore deve entrare nel gioco di chi scrive”.

Eppure, l’ultimo romanzo della Pierangelini, Sangue, garofano e cannella (Arduino Sacco, 2011), scritto a quattro mani con Giovanni Buzi, nasce da una storia vera, che turbò l’Italia degli anni ‘40. E’ la storia della Saponificatrice di Correggio, Leonarda Cianciulli, pluriomicida in virtù di sante visioni, che dai cadaveri delle sue vittime ricavava dolci, saponi, candele. “Attraverso la ricostruzione storica della vicenda, abbiamo cercato le ragioni che hanno portato la Cianciulli a uccidere: follia ma anche sincera convinzione che l’assassinio servisse a salvare la vita dei suoi figli”. Una struttura a intreccio, per il romanzo: pagine di diario si incastrano con articoli di giornale, dialoghi cedono il passo a flashback e digressioni.

Personaggi ai margini sono quelli che la Pierangelini accoglie nelle sue storie: la Cianciulli, e poi una bambina affetta da ipertricosi (Un’altra Julia, Historica) e una donna transessuale (A ‘jatta, GBM). Storie che chiedono di “superare l’ignoranza in cui ci trastulliamo, storie che danno speranza e poesia”. Storie che devono poter essere raccontate per diventare finalmente universali e appartenere, così, a tutti.

Testi di Caterina Mittiga (Itam Comunicazione)

pubblicato nella/e categoria/e Comunicazioni, I miei libri, interviste a me medesima

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