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Cinzia Pierangelini

Blog di una narratrice musicista

Beppe Costa e ‘A jatta

giugno7

quando un poeta prende la penna per te, e sua sponte per giunta,che dire? non ci sono parole. Solo: grazie.A jatta (cover) (3)

Cinzia Pierangelini, ” ‘A jatta “, GBM edizioni, € 13.50
distribuzione PDE
‘A jatta (la gatta) ma chi ormai non comprende i termini di un dialetto siciliano, trasportato in letteratura da Sciascia, Camilleri e non per ultima Agnello Hornby?
E a quest’ultima, alla “Mennulara” farei riferimento nel raccontare le emozioni che ‘A jatta ha provocato (ma anche lasciato dentro di me per sempre – come accade solo a pochissimi libri dei tanti che si leggono).
Così, con questo riferimento nulla volendo togliere agli altri autori, se non ché le due donne vanno ben oltre al linguaggio di Sciascia, che tanto ci ha narrato, o di Camilleri, che nei suoi racconti di Montalbano dice una volta per ripetere sempre – ben altro il Camilleri che pochi leggono e ancor meno capiscono (o colgono) da “La concessione del telefono” al “Birraio di Preston”.
Ma lasciamo i due autori (ne parlerò in seguito) per rimetterci al corso del linguaggio e del dialetto usato da Hornby come da Pierangelini. In entrambi i casi non è un abuso né un uso per provocare la ‘risata’ o la ‘confusione’ al lettore.
Bensì il trasmettere parole (altrimenti intraducibili che il dialetto siciliano ha: un esempio? tumbulata schiaffo, ebbene, in tumbulata o timbulata (secondo province) c’è il movimento della mano in tutto il suo lungo andare, creando un movimento d’aria che lo schiaffo (tentativo goffo) non rappresenta.
Dico questo, che ritengo però importante, visto che a volte i critici odierni colgono (sfogliando qualche pagina, un risvolto, o una retrocopertina) soltanto (o per criticare – che critici sarebbero?) la parlata nostra.
Orbene nel linguaggio d’a ‘jatta c’è la perfezione nell’uso dei termini (mai eccessivi, e neppure autoreferenti) per raccontarci una vicenda, apparentemente semplice, ma con tale descrizione dei personaggi (tutti) da renderli non vivi, bensì parenti, amici, forse contenuti nel nostro sangue, o desideri, vicende talmente ben orchestrate (non per niente l’Autrice è anche musicista) che non vi sarà possibile non leggerlo tutto d’un fiato.
Potremmo dire che è la storia di Alfredo, che vive con una gatta (condanna e compagna) la propria esistenza quando non ha più voglia neppure di ricordare passato e trascinarsi solo indolentemente sul presente, senza farsi troppo toccare dalle vicende degli amici o del paese o dal pensiero di come potrebbe essere un futuro. Un uomo che appare privo di desideri, che d’improvviso fa un incontro straordinario, (come Totò in un noto film di Pasolini che non vi cito) da brivido e che, di colpo, come un uragano, gli rivoluziona l’esistenza.
O quella di Andrea, della sua modificazione in donna e dell’inizio della sua esperienza sotterrando la vita precedente, crudele, che il lettore scopre in un flashback che si inserisce fra presente e passato, che ritorna prepotente e costante.
Il racconto emoziona e per quanto riguarda (neppure se mi pagate vi narro la storia) Andrea, preferisco citare le parole della stessa autrice:
“La transessualità pretende rispetto, conoscenza soprattutto. Ho voluto provare a immedesimarmi davvero nei problemi di Andrea, la mia dolce transessuale”.

Quando apparirà un terzo incomodo, Giorgio un violoncellista, inserendosi con la propria autorità, decisione, certezza, io lettore ho un brivido, come se qualche lacrima volesse venir giù, dinnanzi a una storia reale con qualche contorno di fiaba, ecco che nella storia (pregio estremo dell’Autrice) come d’incanto intervengono altri personaggi, amici di Alfredo che tentano di ‘salvarlo’ dall’”innamoramento” impreziosendo il racconto di avvenimenti che esistono nella realtà del nostro paese (in questo caso siamo in Sicilia) ma nessuno ce li racconta più, anzi, neppure lo si tenta. Se si esclude a volte fra gli italiani il solo Ammanniti, e il citato in precedenza Roberto Pardini.
Ma la storia non può essere la mia sintesi, per quanto possa tentare di compiere sforzi “inumani” (e rinuncio) non riuscirei mai a dare se non che un’idea minima di quanto sia delizioso (parrebbe quasi un insulto) scoprire, mentre leggi, ciò che non puoi immaginare sia il seguito. Quante volte è capitato negli ultimi 20 o più anni?
Se, in genere, ti annoi subito dopo qualche pagina e non riesci ad andare avanti…
Qui invece mi è accaduto di cercare subito l’ultimo suo romanzo “Un’altra Julia” e la conferma è arrivata. Certamente mi trovo davanti a una delle rare Autrici che posso, senza il minimo dubbio, definire tale. E non è poco.

Beppe Costa

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365

giugno7

http://www.delosstore.it/delosbooks/scheda.php?id=36360
365 autori, 365 racconti, 365 storie di passione, 365 declinazioni dell’eros, 365 modi di parlare di sesso
Un’antologia che non ha eguali, un esperimento grandioso che ha portato 365 autori a esprimersi su una materia tanto controversa quanto popolare come l’erotismo, facendolo ogni volta in modi completamente diversi, con una freschezza e una originalità che hanno del sorprendente.

365 racconti selezionati su oltre 3000 che hanno partecipato a un’affascinante kermesse letteraria per dare vita a una raccolta che sta facendo discutere e continuerà a farlo per molto tempo, senza alcuna preclusione nel mischiare autori professionisti con scrittori al loro esordio letterario.

Un’antologia assolutamente da non perdere, per trascorrere ogni giorno dell’anno in compagnia di un racconto dai risvolti imprevedibili.

Contiene, fra gli altri, racconti di:
Alan D. Altieri
Danilo Arona
Cristiana Astori
Barbara Baraldi
Luigi De Pascalis
Stefano Di Marino
Giulio Leoni

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