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Cinzia Pierangelini

Blog di una narratrice musicista

La sicilia e ‘A jatta

febbraio28

oggi sul giornale La sicilia una recensione di Roberto Mistretta al mio romanzo!!! giornale.lasicilia.it/giornale/2802/CT2802/CS/CS01/navipdf.html A jatta (cover) (3)

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che idea graziosa!

febbraio26

www.bookinimage.com/

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Eraclito… è vivo!

febbraio22

copertina_eraclito

Francesca Breschi ha scritto alle ore 22.47
Cinzia! Oggi ho cominciato " Eraclito e il muro"….Bello bello bello!!! Sei davvero brava! Già te l’avevo detto per un tuo racconto che avevo letto su internet ma anche qui si entra subito dentro e sembra di stare seduti al bar della piazzetta davanti al muro…è una bellissima sensazione che non ritrovavo leggendo un libro da quando ero piccola. Grazie!…. Baci
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Recensione ‘A jatta

febbraio19

con piacere divulgo: www.lettera.com/libro.do

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sanremo

febbraio18

ri-inorridisco!

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lampedusa

febbraio17

inorridisco

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‘A jatta-commenti

febbraio12

1)Ho letto ‘A jatta, si, e con piacere.
Il tuo libro è leggero (nella forma) e delicato, e scorre via che è una
bellezza. Hai affrontato, appunto, con leggerezza e senza tante cerebralità un
tema attuale e scottante, dando qua e là piccole pennellate di personaggi e
caratteri, e di sicilianità.
2)Il libro mi è piaciuto molto.
Una storia che ho trovato molto delicata e tenera. È vero che affronta un tema particolare, ma tu lo hai fatto molto bene, mai in maniera volgare.
La storia all’inizio parte lenta, ma poi ti coinvolge e ti travolge.
Non posso che dirti: BRAVA! Complimenti!
3)Il tuo libro l’ho ultimato nel pomeriggio: hai trattato una materia scottante con grandissima delicatezza, propria degli animi gentili. La tua sensibilità femminile e musicale ha raccontato come uno spartito una storia che mi ha fatto ridere e pensare. Brava
4)Bel modo per parlare di un argomento sempre ostico. Hai scelto perfettamente i personaggi: due persone al di fuori del comune sentire, uno scapolo pensionato e geloso della sua libertà e un transessuale che la sua libertà ha dovuto conquistarsela giorno per giorno.
Inevitabile che si trovassero, questi due.Sei riuscita a raccontare la storia di due persone che si incontrano e si amano senza creare un caso, avendo comunque del ‘materiale umano’ difficile da usare. Complimenti, perché l’impresa era ardu

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bau

febbraio12

cosa mi lega ai cani?Me lo chiedo quasi ogni volta che ne incrocio uno. Posso incontrare dieci venti cinquanta persone al giorno senza sentire l’esigenza di guardare nei loro occhi, ma non posso sfuggire gli occhi dei cani. Sento il bisogno di stabilire un contatto, di scambiare lo sguardo. Ora, al di là delle facili battute di spirito, potrei risalire all’infanzia: amavo i cani e perciò anche adesso… In realtà sposterei solo il problema più indietro nel tempo. Perché amavo i cani anche da bambina?Ma ‘amore’ non è la parola giusta: io coi cani mi sento in sintonia, trovo da scambiare emozioni. E se fosse vera la storia della reincarnazione?Gli animali mi piacciono tutti, ieri sera mi scendevano le lacrime guardando un documentario con due elefantesse che si sono incontrate dopo 20 anni dalla prima volta e che hanno piegato le sbarre di acciaio per potersi toccare, carezzare; ma coi cani io mi sento a casa e nei loro occhi mi specchio.Baba azù

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eluana

febbraio7

io non so prendere una posizione, so che vorrei non saperlo…non averlo saputo e non pensarci.

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america

febbraio4

racconto scritto per il gioco Domino di Laura e Lory


America

 

– Io sto bene, e poi? Che ci vuole scrivere, poi, a Tommaso, commare Anna?

La vecchia rimane a testa bassa, guardandosi i polpacci sformati dal lavoro infilati nelle calze pesanti, o forse le brutte ciabatte da uomo che è obbligata a portare a causa dell’artrosi deformante. Si torce le mani screpolate, cercando le parole giuste; e prima che, con uno sforzo enorme, si decida a continuare, i suoi baffi grigiastri, quasi esili fili d’erba in un deserto, come per una brezza gentile hanno un brivido.

– E macari ‘a zza Pina e Gluglù- aggiunge, finalmente, detergendosi con il lembo del fazzolettone il labbro imperlato di sudore.

E stanno bene anche la zia Pina e… ma chi è Gluglù?- chiede l’uomo delle lettere, incuriosito da quel buffo nome.

Come sorpresa nel compiere una cattiva azione, comare Anna ha un sussulto. Gli occhi le si riempiono di terrore. Con la mano fa segni nell’aria a dire: ‘ No no, cancella, cancella subito’.

Gluglù non sta bene?- domanda l’uomo delle lettere, confuso.

– Bene, bene sta il tacchino! Smoviamoci! – La vecchia si volta appena a guardare con astio l’uomo che, dalla fila dietro di lei, ha parlato a voce troppo alta, apposta, scatenando l’ilarità generale.

Il sole comincia a picchiare e se l’uomo delle lettere si è fatto sistemare il tavolino sotto un enorme ficus, all’ombra, il resto della gente smania di caldo e insofferenza.

-Commare Anna, senza offesa, n’annacamu? Taddu si sta fannu- aggiunge una donnetta, sventolandosi col grembiule.

-Allora?- domanda l’uomo delle lettere; ma la vecchia pare avere ingoiato la lingua, si  strapazza le mani tanto da averle color sangue e il tremito dei lunghi baffi grigi sembra avere ormai una vita propria, animalesca.

-Faremo così, commare, la aiuto io, la sua vicina ha ragione: è tardi e bisogna sbrigarsi. Va bene?- e l’uomo, senza attendere risposta, si mette a scrivere.

Comare Anna lo osserva da sotto in su, affatata da quei gesti che le paiono prodigiosi: l’inchiostro traccia segni indecifrabili, in un battibaleno la pagina ne è piena. A lei pare di veder correre gatti neri, velocissimi, da un lato all’altro del foglio candido. L’uomo delle lettere è un mago, intento in un compito estremo e infatti una goccia di sudore gli scivola dalla fronte corrugata nello sforzo. Fa appena in tempo a sfregarla via con il fazzoletto, ancora un momento e sarebbe finita sulla lettera, macchiandola irreparabilmente. L’uomo delle lettere è un santo.

-Ecco qua, commare, ve la leggo: –Tommaso, caro figlio mio, io sto bene e anche la zia Pina gode di ottima salute. Qui la vita è la solita, faticosa come sai anche tu. Ma non devi preoccuparti per noi. Da quando sei partito per l’America attendo tue notizie e questa è la quinta lettera che ti scrivo e ti penso sempre – L’uomo delle lettere si ferma, come a prendere fiato e alza gli occhi sulla vecchia, lo sguardo gli si vela di tristezza, ma subito riprende: – Sono sicura che stai bene e hai trovato lavoro e che quanto prima ci farai una bella sorpresa. Non dimenticare mai il tuo paese e tutti e io ti aspetto con pazienza e prego per te ogni giorno. Tua madre.-  Va bene? Ci pari bbona, signoruzza?Adesso ci vuole solo la firma, quella deve metterla lei, commaredda bedda-.

La donna si alza, rigida come uno stoccafisso, adesso il tremito dai baffi se n’è andato in giro un po’ ovunque, a casaccio: le vacilla un ginocchio, le battono i denti e la mano destra si muove a scatti come quella dei pupi a teatro.

-E che succede? Emozione c’è? Ancora? Di nuovo la mano ci devo tenere, commaruzza? E poi, ce lo dissi già l’altra volta: non c’è bisogno che si mette sull’attenti per firmare, avanti mi si ssetta di novu, capaci chi mi cadi n’tera sennò- L’uomo delle lettere gira il foglio e, prendendo nella sua la mano della vecchia, l’aiuta a tracciare una croce malferma e sbilenca.

 – Ha visto? Tutto finito è! E che ci voleva? Che c’è pericolo a firmare? La penna una spada è? Oh, e  abbiamo terminato-.

-Alleluia!- strillano dalla fila che ora si agita indisciplinata, accesa di ottimismo.

-Be’, ci sarebbe ancora…- aggiunge l’uomo delle lettere, facendole l’occhiolino; ma comare Anna già si è rialzata, da terra ha tirato su un involto e l’ha deposto sul tavolo.

-Solo questo avevo- borbotta, e per la prima volta alza lo sguardo, fissando l’uomo delle lettere. Poi, si gira e s’incammina, decisa, sulle sue scarpacce, verso i campi.

L’uomo delle lettere rimane un attimo assorto a fissarla , mentre si allontana, controluce.  Infine apre l’involto, e già un’altra donna  siede al tavolo, pronta per la propria lettera.

-Un tacchino –

– Gluglù – precisa la donna, con un’occhiata alla bestia – Era di Tommaso, come un canittu lo teneva; e il tacchino?  propio come un cane facìa!-

L’uomo delle lettere richiude il pacchetto, lo pone accanto agli altri pagamenti e, imbustata la lettera di comare Anna, compone l’indirizzo del destinatario: Per Tommaso- America

Di nuovo un’ombra di tristezza gli appanna lo sguardo, ma è un attimo, ché già scuote il capo e con voce allegra chiede alla nuova arrivata: -E allora, signoruzza mia, che ci scriviamo invece al suo Pasquale?-.

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