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Cinzia Pierangelini

Blog di una narratrice musicista

per Sergio Consani

gennaio13

ricordi il gioco dei racconti che facemmo una sera in albergo con Piovani?Era il ’94 e io arrivai terza, fu la prima volta in vita mia che scrissi un racconto…ripresi, ma sarebbe giusto dire cominciai, a scrivere dopo 10 anni nel 2004 (e ancora non ho smesso). Non ricordo più se fu il tuo racconto a vincere la gara, un racconto sulle formiche? Così mi pare di ricordare, molto divertente. Ricordo anche che Piovani pensava avessi scritto una cosa incomprensibile su un cane, mi pare. Tu ricordi il mio? Lo pubblicai nel primo libro, in memoria del magico momento! eccolo, per te… Strano, ma ogni volta che lo vedo mi ritrovo in quell’albergo, con la taviani che non volle partecipare… in una delle mie ultime notti felici e totalmente sbagliate. Un bacio, Sergione.

Dedicato

Con dolcezza il sipario si aprì sulla platea oscura, come una ferita che, slabbrandosi lentamente, lasci sgorgare un fiotto di sangue nero e tiepido. Il calore animale, proveniente dalla sala gremita, si riversò sul polveroso assito del palcoscenico, un’ondata tiepida fremente di sussurri, respiri, bisbigli. L’ingordigia millenaria del pubblico, mai placata, mai appagata sino in fondo, pretendeva un nuovo spettacolo. Una distesa di occhi curiosi e irrequieti aspettava,  ansiosa,  nel buio. Alle prime luci di scena il fragore dell’applauso si spense, spezzettato.

Per tutto il tempo lui era stato lì, immobile nel retropalco. Quando i versi, ben noti, avevano cominciato a scivolare lievi nella sala ormai silenziosa, aveva sentito nelle vene come un ruggito. Un mugghio di piacere ancora da soddisfare gli aveva gonfiato le verdi arterie sul collo e gli occhi avevano lampeggiato selvaggi nel buio. I sacrifici umani, le torture, i roghi, le bighe, i cozzi mortali, le zanne splendenti delle belve nell’arena, i duelli, le sfide, lo spettacolo della vita e della morte, “lo spettacolo” pulsava quasi osceno nelle sue viscere. Con un gemito si era quasi aggrappato a una polverosa  cassa nera, di quelle che i tecnici utilizzano per trasportare i materiali di scena, e aveva lasciato che il dolore prendesse il sopravvento.

La platea adesso rumoreggiava, come uno stomaco soddisfatto.

Lui provò a fare un passo, poi un altro; con uno sforzo immane lasciò la cassa nera e ne ebbe la stessa sensazione di un naufrago che abbandoni il salvagente. Con fatica guadagnò un angolo remoto dietro le quinte, una specie di nicchia tra arnesi in disuso. Solo lì ricominciò a respirare con regolarità; il suo sguardo annacquato ritrovò un barlume di coscienza, tornò presente a se stesso. Dopo un po’ uscì.

L’aria fuori era fresca; una bella sera di fine ottobre avvolgeva la grande piazza del teatro, appannando appena i contorni reali delle cose. Reale? Cosa può essere considerato reale da un attore?

La sagoma dell’automobile, laggiù, era reale. Affrettò il passo, attraversando la piazza deserta con una sorta di disagio antico. L’oscurità misteriosa della notte non era la stessa delle quinte; si sentì una preda facile così solo, lì in mezzo. L’eco ingigantita dei suoi stessi passi lo inseguiva risuonandogli nelle orecchie. Corse. Corse come fosse braccato. Il rombo ubbidiente della sua auto gli accarezzò la nuca, materno; abbozzò un sorriso – Che stupido, di cosa aveva avuto paura? –

La strada lucida e silenziosa era la stessa di ogni sera, si avvolgeva snella alla campagna, come un lungo nastro grigio. Gli venne in mente che, vista dall’alto, poteva sembrare un filo d’argento, di quelli che si mettono intorno all’albero di Natale.

“Che cosa vuoi, quest’anno, da Babbo Natale? Devi scrivere una letterina! Devi essere buono o non avrai nulla!” Lui era stato buono, era sempre stato buono. Era stato buono, buono, buono …

Pigiò sull’acceleratore.

Per anni e anni era stato il più buono; anni e anni, ad aspettare, buono, la sua magica occasione. Forse a Natale, questo Natale, avrebbe recitato ancora una volta.  Un’ultima volta, a Natale.

Quelle luci laggiù, che belle! Allegre, sulla strada, così grandi, si avvicinano e diventano stelle abbaglianti attraverso le lacrime.

L’applauso è un boato di ferro rovente, un mare di occhietti rossi in platea.

“Auguri! Buon Natale!”

La luce …

Chi è di scena?


pubblicato nella/e categoria/e Parole in regalo
2 Commenti to

“per Sergio Consani”

  1. Avatar marzo 18th, 2009 alle 19:41 utente anonimo ha detto:

    Come stai Cinzia? Vieni a trovarmi sul blog, oppure mandami una mail. Ciao…


  2. Avatar marzo 19th, 2009 alle 12:40 cochina63 ha detto:

    leva tutta quella storia di iscrizioni Sergio, che palle. oppure vieni su fb ché facciamo prima.


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