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Cinzia Pierangelini

Blog di una narratrice musicista

lo scarafaggio

luglio1

l’estate, qui in sicilia, non è solo periodo di mare e caldo, è anche il grande momento de Lo scarafaggio, detto la ‘bratta’ qui da noi (blatta). E poiché nei supermercati i veleni vanno a ruba e io stessa, sì lo confesso, per quanto animalista… Be’, con quello che segue faccio ammenda.

Lo scarafaggio

È difficile raccontare la mia storia. I precedenti illustri, letterariamente parlando, rischiano di tarpare le ali a qualsiasi velleità artistica. Non mi resta che narrare con parole povere, terra-terra; come s’addice, d’altronde, a uno scarafaggio. Tale nacqui, mi pare ieri, e subito mi toccò zampettare veloce, per districarmi dal caotico brulicare di fratelli e sorelle, cuccioli spauriti, disgustati dal comune contatto di antennucce vibranti e zampine pelose. Inespressivi occhietti lucidi che si fissano, privi di sentimento, in gara per la fonte di cibo più vicina. Non potrebbe essere altrimenti, tuttavia, poiché nasciamo soli, sfuggiti e abbandonati dal principio. Ci vuole una gran forza d’animo, lasciatemelo dire; e l’autostima, col tempo, non aumenta di certo a sentire certe esclamazioni: “Ah, che brutta bestia!Che schifo, uno scarafaggio… schiaccialo, schiaccialo!”.

 Ma non ho intenzione di piangermi addosso; ognuno ha la croce che riesce a portare. In fondo, numericamente parlando, gli insetti, e gli scarafaggi in particolare, sono dei vincitori. Colonizzatori del mondo terreno-aereo-acquatico. Un esercito senza pari che oppone a ogni perdita nidiate sempre più numerose, forti, furbe, resistenti ai veleni e prive d’amor proprio. Uno solo di noi può gettare nel panico un nemico ben più grosso e forte e, se per caso attacchiamo in gruppo, veniamo annoverati tra gli eventi storici di rilievo, come piaghe certo… ma non si può avere tutto, no?

Tornando a me: non ho notizie dei miei parenti; non ho mai sentito l’esigenza d’informarmi, forse perché la blatta è un animale solitario, sebbene viva in grandi comunità. Protetta dalle tenebre esce da sola al calar della sera, mimetizzandosi in foglia secca, cacca, ombra. Sarebbe una vita perfetta se non perdesse la testa davanti al pericolo, mettendosi a correre di qua e di là come un’invasata. Tale è per lei la vergogna d’esser vista. Soffre di un orrendo complesso d’inferiorità, del tutto spiegabile in effetti, come ho già detto, che ha come radice prima l’abbandono materno. Se restasse ferma, lì, nel cono d’ombra, nessuno la noterebbe; tanto meno le darebbe la caccia: ché nessuno ambisce alla raccolta di blatte come passatempo. Invece no! Le sue antennucce cominciano a vibrare impazzite e le zampine si danno a una corsa frenetica e immotivata. Il cuoricino pompa al massimo, tanto da offuscarle la vista, e così la stupida finisce proprio tra i piedi di chi cercava di evitare. Spesso, ahimè, succede l’inevitabile, in mezzo a urla isteriche e maschie parolacce. Già perché lo schiacciatore casuale di blatte non si diverte affatto in questa attività, al contrario di altri cacciatori. Come dargli torto? Persino il disinfestatore di mestiere, pagato in sonanti banconote, è notoriamente ricoperto d’infamia. Si è mai sentito qualcuno vantarsi di eliminare blatte?

 

“Che lavoro fa il tuo papà?”.

“L’ingegnere, e il tuo?”.

“Oh, il mio ammazza scarafaggi!”.

 

 Non sarebbe granché come biglietto da visita, bisogna riconoscerlo. Insomma siamo soli, uniti tra noi da semplici regole di sopravvivenza. E siamo esseri semplici, forse perciò esistiamo dall’inizio della storia del mondo. Ma adesso vorrei davvero raccontare dall’inizio: ci fu una grossa esplosione, si narra, e la terra… Ma scusate, sento qualcosa… dei passi? Ho paura… paura, devo correre… no, non devo… ma sento che sto per farlo, ah… sì corro corro…

Splaf

pubblicato nella/e categoria/e Parole in regalo
6 Commenti to

“lo scarafaggio”

  1. Avatar luglio 1st, 2008 alle 13:07 utente anonimo ha detto:

    Un bell’esercizio di stile guardare il mondo dalla prospettiva della blatta. 🙂

    Il risultato è godibile (malgrado il soggetto), meno angosciante della metamorfosi raccontata nella piece di Kafka.


  2. Avatar luglio 1st, 2008 alle 16:30 utente anonimo ha detto:

    Divertente!

    Anche io volevo scrivere qualcosa sui Gregor, come kafkianamente li chiamo… Ma pensavo a qualcosa in grande, tipo un fantasy intorno a una tribù di scarafaggi dediti alla magia… 😀


  3. Avatar luglio 1st, 2008 alle 16:30 utente anonimo ha detto:

    Porc… la firma…

    Luca R.


  4. Avatar luglio 1st, 2008 alle 16:48 aitan ha detto:

    quando penso agli scarafaggi penso anch’io a Gregor Samsa, poi penso a la cucaracha, a una volta che ne calpestai uno enorme in un bagno di Oaxaca (per non accendere la luce e disturbare il sonno della mia compagna), e penso che ogni scarrafone è bello ‘a mamma soja, e un po’ mi dispiace per quello scarafaggio calpestato


  5. Avatar luglio 1st, 2008 alle 20:47 cochina63 ha detto:

    c’è un libro, questo: http://www.feltrinellieditore.it/SchedaLibro?id_volume=674090

    davvero carino. Leggetelo.


  6. Avatar luglio 1st, 2008 alle 20:52 cochina63 ha detto:

    ops… si chiama Gli scarafaggi non hanno re


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