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Cinzia Pierangelini

Blog di una narratrice musicista

Un’altra Julia

febbraio6

questo lungo racconto, di cui riporto appena uno stralcio, ce l’ho nel cuore; vorrei tanto prendesse le ali… di carta, chissà…

Un’altra Julia

 

(…) Addosso al viso mi cadono le notti

e anche i giorni mi cadono sul viso.

Io li vedo come si accavallano

formando geografie disordinate:

il loro peso non è sempre uguale,

a volte cadono dall’alto e fanno buche,

altre volte si appoggiano soltanto

lasciando un ricordo un po’ in penombra.

Geometra perito io li misuro

li conto e li divido

in anni e stagioni, in mesi e settimane.

Ma veramente aspetto

in segretezza di distrarmi

nella confusione perdere i calcoli,

uscire di prigione

ricevere la grazia di una nuova faccia (…)

Patrizia Cavalli

 

 

Una culla per Leda

 

La culla l’aveva costruita Nitto, piegando i vinchi con quelle sue mani nodose e torte simili a rami spogli. Dalle dita artritiche i vimini parevano colare e allungarsi come appartenendo alla stessa pianta, sugando lo stesso nettare: il sangue di Nitto, se nelle vene gli scorreva sangue, o bava arborea ché era uguale.

 Aveva passato ore, accovacciato in cortile, silenzioso come sempre, ad avviticchiare e legare, stringere e annodare, con la stessa perizia che usava da giovane, quando era un poveraccio, per fare gerle, ceste e sedute di paglia. Come avesse fatto a creare un piccolo regno, partendo da rafia e giunchi, era un mistero che sapevano solo la sua pancia vuota, il sonno perso e le rughe che gli solcavano il volto tiglioso.

 Il punto era che quel piccolo miracolo era avvenuto e adesso d’intrecciare non avrebbe più avuto alcun bisogno. Con i soldi che possedeva poteva comprarsi un lavorante con tutta la famiglia, altro che culla. Lo faceva  per il gusto di usare le mani, di sgorgare virgulti fibrosi dalle dita grigie; per il piacere sensuale di stringere legacci e torcere, piegare il legno, come la realtà, ai suoi bisogni, ai  desideri.

Donna Rachele aveva finito l’opera del marito coprendo la culla di trine e merletti e sbuffi candidi di stoffe, che pareva una nuvola adagiata nel vano della finestra, in attesa d’un angelo.

 

Leda era nata di notte. In una notte di luna piena, giurarono in seguito; invece Rachele ricordava che dopo il parto, per rinfrescarsi e rendere grazie a Dio, era uscita fuori sul cortile e aveva alzato lo sguardo su un cielo stellato e nero come la lava.

 La luna non c’era, ne era sicura.

pubblicato nella/e categoria/e Parole in regalo
5 Commenti to

“Un’altra Julia”

  1. Avatar febbraio 6th, 2008 alle 14:48 Soriana ha detto:

    La tua scrittura è magica, Cinzia! Ogni parola è come una nota musicale, come la pennellata su una tela che via via va a comporre uno spartitito musicale di eccellente valore, o un quadro bellissimo. Non lo dico per elogiarti, ma è proprio questo giudizio, questo pensiero che mi sale alla mente ogni volta che ti leggo. Hai un tuo stile personale e particolarissimo. Forse anche se tu non avessi dichiarato la maternità del racconto ti avrei ugualmente riconosciuta.

    Le ali il racconto le ha, lucenti e forti: deve solo trovare il luogo che gli permetta di spiccare il volo.

    Io glielo auguro con tutto il cuore. Anche perchè vorrei continuare a leggerlo…

    Milvia


  2. Avatar febbraio 7th, 2008 alle 11:37 cochina63 ha detto:

    Grazie, Milvia. Spero di non deluderti mai.


  3. Avatar febbraio 8th, 2008 alle 07:27 dalloway66 ha detto:

    Raramente manifesto il mio entusiasmo, perché temo di sembrare falsa o di usare parole di circostanza, ma è veramente bellissimo lo stralcio che hai proposto. Sono rimasta a guardare le tue parole prendere vita per un bel po’…


  4. Avatar febbraio 8th, 2008 alle 07:37 cochina63 ha detto:

    Grazie miss, per far contenta te e Milviuccia, domani posterò un altro pezzettino. Torna, a domani dunque.


  5. Avatar settembre 13th, 2009 alle 15:50 cochina63 ha detto:

    Il sogno si è avverato!


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