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Cinzia Pierangelini

Blog di una narratrice musicista

recensione che non avevo…

febbraio21

Almanacco di Stilos

Mantenere o cambiare? Ecco il dilemma
Viene proposta con Eraclito e il muro una commedia degli equivoci dove non mancano facezie: un muro che recita e fa il verso agli eventi cittadini, rivelando nell’anonimato più verità di quanta se ne respira ai tavolini del dirimpettaio bar Rigoletto, vero teatro di ogni azione condotta e diretta da don Tano La Russa, avvocato rampante intento a governare e gestire la vita di chiunque ostacoli la sua ambita, quanto “presunta”, scalata al potere. Matteo Miccichè è una delle sue vittime. E’ un critico che tiranneggia il mondo dello spettacolo con i suoi giudizi, solo parzialmente dettati da rettitudine e professionalità, poiché si insinua il dubbio fosse incrudelito dal suo passato di musicista fallito, invidioso di quell’umanità per essere stato egli stesso offeso e respinto. Colpevole per altro di essere “straniero” e di proporre nei suoi articoli l’eco di una diversa mentalità, di introdurre elementi di riflessione autonoma o di poter per dabbenaggine portare in luce complotti illeciti. Forse per questo temibile, perché non lo si può irregimentare e governare, anzi se si tentasse questa via sarebbe un boomerang. Unica via è annientarlo, renderlo poco credibile, irridere la sua indipendenza. Un’azione condotta senza esclusioni di colpi, che dissemina amarezza e malessere poiché dipinge con maestria un affresco proposto in migliaia di pagine di letteratura siciliana ma non per questo convenzionali, presentato qui con declinazioni efficaci e originali. La rabbia che si sente nel vedere delineato uno spaccato culturale assai noto, quello dei furbi, la passione con cui ci si immedesima nelle vicende umane, produce tensione e sospinge la lettura istillando il desiderio di rivalsa e forse anche di un lieto fine. La capacità di questo romanzo è quello di indicare un’uscita possibile e non banale che irride immagini stereotipate. Non ci sono vincitori e vinti, potenti e sconfitti ma una sceneggiatura ricca e intensa di stati d’animo e caratteri dove si mescolano vizi e virtù, baldanza e debolezze, durezza e sensibilità, ma dove rimane immutata a fare da scenario la lotta fra volontà di permanenza e potenzialità di mutazione. Panta rei è l’espressione che, introducendo la consapevolezza/ineluttabilità del fluire, aleggiando fra i tavoli del bar Rigoletto, permea come musica di sottofondo l’intera rappresentazione, ora desiderio o volontà o timore, e ‘ff’anculo Eraclito è la risposta ironica e farsesca affrescata sul muro per mostrare l’indisponibilità al cambiamento, liquidando amaramente ogni anelito manifestato per sconfiggere il timore del nuovo. E se è vero che la lingua nun havi l’ossa e rumpi l’ossa, come recita ancora il muro nel finale, si può assumere questo detto popolare per indicare il potere della parola che in questo romanzo ha un ruolo catartico ed esemplare nel denunciare scomode verità che non possono non sospingere alla ribellione… o magari ad una semplice e critica presa di distanza. Ornella Fiandaca

pubblicato nella/e categoria/e Eraclito e il muro

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