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Cinzia Pierangelini

Blog di una narratrice musicista

piccole case editrici

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corrispondenze_di_sensi_Fiera del Libro di Verona

Sabato 10 e domenica 11 novembre 2007. La Albus Edizioni sarà presente con un proprio stand.
Alle ore 17.00 di sabato 10 novembre 2007 presentazione del libro "Corrispondenze di sensi" a cura di Simona Camplone (Albus Edizioni 2007) sarà presente la curatrice.

pubblicato nella/e categoria/e Comunicazioni, I miei libri | 1 Commento »

la musica nascosta tra le parole

novembre1

Il rapporto intimo tra musica e testo risulta, per chiunque, d’indiscussa ovvietà, a questo ci hanno educato secoli di composizioni vocali e vocali-strumentali. Ma quando le note scompaiono, lasciando il testo nudo, cosa succede?

E cosa accade quando è il musicista ad abbandonare i suoni per dedicarsi ai testi?

 Io ho tradito l’arte perfetta, l’arte dei suoni, il linguaggio universale, per un’arte assai meno plasmabile che attraverso le parole tenta di mettere in comunicazione creatore e fruitore  senza poter contare sulla magia che la musica, attraverso l’emotivo ascolto diretto, riesce a creare. ‘In effetti, ci sono pensieri per cui non esistono parole adeguate, ma solo suoni. Sono sensazioni, intuizioni di un attimo, talmente veloci e sconvolgenti da non poter essere tradotte se non con la musica. Perché la musica arriva diretta dove deve, senza preamboli, e ti trascina con sé’.

 Ho scambiato suoni con segni per un’esigenza interiore, impellente, che rimandavo da anni, e poiché di mestiere sono violinista, e non compositrice, il cambio è stato netto. L’esigenza per me, che per trent’anni ho suonato composizioni altrui, era quella della creazione di un prodotto che avesse i miei pensieri, i miei sentimenti, le mie emozioni. Un libro. Diversi libri, in realtà, in cui però la musica si è infilata di soppiatto: infiltrandosi nelle storie, dettando il ritmo, conducendo la musicalità del testo. Non poteva essere altrimenti: la musica fa parte di me; e perciò si è nascosta tra le parole. ‘Con un lungo tirocinio i pensieri più brutti e i più belli ci hanno insegnato a musicarli. Una continua colonna sonora accompagna la vita di un suonatore. Mangi, parli, dormi e in sottofondo qualcosa suona: un tema, un passaggio tecnico, un unico intervallo capace di ripetersi per ore senza che la volontà riesca a zittirlo. Ti addormenti stanco e al mattino la musica è lì: vitale come appena suonata, caparbia, invadente’. Ha continuato ad accompagnarmi dunque, la musica, e appare quasi costantemente in racconti e romanzi.

 In ‘Eraclito e il muro’ la sua presenza è massiccia: la storia è quella di un crudele critico musicale, copertina_eraclitopianista fallito, e si snoda in parte in un teatrino d’opera di provincia – con zoomate su orchestra, violinisti e direttore d’orchestra, coro e direttore di teatro -. La Tosca e un soprano ammanicato imperversano tra le pagine e, come se non bastasse, ogni capitolo del libro prende il nome da un movimento musicale culminando in uno scoppiettante ‘Finale con fuoco’. Inoltre la scrittura vera e propria è stata accompagnata dall’ascolto delle Suite per orchestra jazz, di Shostakovich, che mi ricordano molto alcune antiche composizioni siciliane di tradizione popolare, e così un’orchestra d’archi esegue un arrangiamento di alcuni brani delle Suite, a una strana festa di ricchi vecchietti in una clinica psichiatrica. In conclusione, a poche pagine dalla fine, compaiono due cattivissime recensioni sulla Tosca. Insomma, credo di poter rispondere così alla seconda domanda: non ostante io abbia tradito la musica, lei non ha tradito me e anzi continua a dirigere le mie creazioni nel ritmo, nella scelta dei vocaboli… nella melodiosità del testo. Questo succede a un musicista che si dedica alle parole.

In via generale, suppongo che l’educazione all’ascolto e al ritmo imponga una forma mentis che, anche nello scrivere, aiuta molto: le frasi, i paragrafi, i capitoli risentono della formazione musicale; non di rado, rileggendo in correzione, mi chiedo se ‘il fiato’ preso all’inizio del periodo sia sufficiente ad arrivare alla fine, così come nel canto, e perciò l’ultima fase di revisione  prevedo assolutamente un ascolto a voce alta. E anche la cadenza dei capitoli, l’alternarsi in movimenti lenti o allegri, finisce col rispettare l’andamento reiterato d’una sonata, per esempio. Questo prendendo in considerazione l’aspetto meramente tecnico dello scrivere, ché poi ci sono le suggestioni, i ricordi, le esperienze, il fascino, per dirla con un’unica parola, che innescano una serie di meccanismi e fantasie profondamente arricchenti. Voglio concludere queste mie  oziose riflessioni ricordando alcuni dei romanzi, restando nell’ambito della narrativa mainstream e tralasciando biografie etc., che parlano di musica e che hanno il pregio, oltretutto, di diffondere presso il profano le sensazioni, i sacrifici, le difficoltà, la vita nascosta, insomma le passioni dei musicisti. Primo tra tutti, e per merito, consiglio ‘Una musica costante’ di Vikram Seth, il cosmopolita scrittore indiano che in questo libro dimostra davvero di aver recepito umori e pensieri di un quartetto d’archi. Il famoso ‘Canone inverso’ di Paolo Maurensig, da cui è stato tratto un suggestivo film. Il violino nero di Maxence Fermine o ancora ‘A voce nuda’ di Michel Faber.

 

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ah ora ci sono anche io!

novembre1

sebbene si veda pochino…

Claudio paradiso e Fabio Bagnoli: bravissimi.

http://www.youtube.com/watch?v=DktYZXAB2K0

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