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Cinzia Pierangelini

Blog di una narratrice musicista

la musica nascosta tra le parole

novembre1

Il rapporto intimo tra musica e testo risulta, per chiunque, d’indiscussa ovvietà, a questo ci hanno educato secoli di composizioni vocali e vocali-strumentali. Ma quando le note scompaiono, lasciando il testo nudo, cosa succede?

E cosa accade quando è il musicista ad abbandonare i suoni per dedicarsi ai testi?

 Io ho tradito l’arte perfetta, l’arte dei suoni, il linguaggio universale, per un’arte assai meno plasmabile che attraverso le parole tenta di mettere in comunicazione creatore e fruitore  senza poter contare sulla magia che la musica, attraverso l’emotivo ascolto diretto, riesce a creare. ‘In effetti, ci sono pensieri per cui non esistono parole adeguate, ma solo suoni. Sono sensazioni, intuizioni di un attimo, talmente veloci e sconvolgenti da non poter essere tradotte se non con la musica. Perché la musica arriva diretta dove deve, senza preamboli, e ti trascina con sé’.

 Ho scambiato suoni con segni per un’esigenza interiore, impellente, che rimandavo da anni, e poiché di mestiere sono violinista, e non compositrice, il cambio è stato netto. L’esigenza per me, che per trent’anni ho suonato composizioni altrui, era quella della creazione di un prodotto che avesse i miei pensieri, i miei sentimenti, le mie emozioni. Un libro. Diversi libri, in realtà, in cui però la musica si è infilata di soppiatto: infiltrandosi nelle storie, dettando il ritmo, conducendo la musicalità del testo. Non poteva essere altrimenti: la musica fa parte di me; e perciò si è nascosta tra le parole. ‘Con un lungo tirocinio i pensieri più brutti e i più belli ci hanno insegnato a musicarli. Una continua colonna sonora accompagna la vita di un suonatore. Mangi, parli, dormi e in sottofondo qualcosa suona: un tema, un passaggio tecnico, un unico intervallo capace di ripetersi per ore senza che la volontà riesca a zittirlo. Ti addormenti stanco e al mattino la musica è lì: vitale come appena suonata, caparbia, invadente’. Ha continuato ad accompagnarmi dunque, la musica, e appare quasi costantemente in racconti e romanzi.

 In ‘Eraclito e il muro’ la sua presenza è massiccia: la storia è quella di un crudele critico musicale, copertina_eraclitopianista fallito, e si snoda in parte in un teatrino d’opera di provincia – con zoomate su orchestra, violinisti e direttore d’orchestra, coro e direttore di teatro -. La Tosca e un soprano ammanicato imperversano tra le pagine e, come se non bastasse, ogni capitolo del libro prende il nome da un movimento musicale culminando in uno scoppiettante ‘Finale con fuoco’. Inoltre la scrittura vera e propria è stata accompagnata dall’ascolto delle Suite per orchestra jazz, di Shostakovich, che mi ricordano molto alcune antiche composizioni siciliane di tradizione popolare, e così un’orchestra d’archi esegue un arrangiamento di alcuni brani delle Suite, a una strana festa di ricchi vecchietti in una clinica psichiatrica. In conclusione, a poche pagine dalla fine, compaiono due cattivissime recensioni sulla Tosca. Insomma, credo di poter rispondere così alla seconda domanda: non ostante io abbia tradito la musica, lei non ha tradito me e anzi continua a dirigere le mie creazioni nel ritmo, nella scelta dei vocaboli… nella melodiosità del testo. Questo succede a un musicista che si dedica alle parole.

In via generale, suppongo che l’educazione all’ascolto e al ritmo imponga una forma mentis che, anche nello scrivere, aiuta molto: le frasi, i paragrafi, i capitoli risentono della formazione musicale; non di rado, rileggendo in correzione, mi chiedo se ‘il fiato’ preso all’inizio del periodo sia sufficiente ad arrivare alla fine, così come nel canto, e perciò l’ultima fase di revisione  prevedo assolutamente un ascolto a voce alta. E anche la cadenza dei capitoli, l’alternarsi in movimenti lenti o allegri, finisce col rispettare l’andamento reiterato d’una sonata, per esempio. Questo prendendo in considerazione l’aspetto meramente tecnico dello scrivere, ché poi ci sono le suggestioni, i ricordi, le esperienze, il fascino, per dirla con un’unica parola, che innescano una serie di meccanismi e fantasie profondamente arricchenti. Voglio concludere queste mie  oziose riflessioni ricordando alcuni dei romanzi, restando nell’ambito della narrativa mainstream e tralasciando biografie etc., che parlano di musica e che hanno il pregio, oltretutto, di diffondere presso il profano le sensazioni, i sacrifici, le difficoltà, la vita nascosta, insomma le passioni dei musicisti. Primo tra tutti, e per merito, consiglio ‘Una musica costante’ di Vikram Seth, il cosmopolita scrittore indiano che in questo libro dimostra davvero di aver recepito umori e pensieri di un quartetto d’archi. Il famoso ‘Canone inverso’ di Paolo Maurensig, da cui è stato tratto un suggestivo film. Il violino nero di Maxence Fermine o ancora ‘A voce nuda’ di Michel Faber.

 

pubblicato nella/e categoria/e I miei libri
13 Commenti to

“la musica nascosta tra le parole”

  1. Avatar novembre 1st, 2007 alle 17:25 utente anonimo ha detto:

    Più che d’accordo, Cinzia, e puoi immaginare anche il perchè.

    La poesia è armonia, ritmo, in pratica è una forma di composizione non lontana dalla musica.

    Renzo


  2. Avatar novembre 1st, 2007 alle 17:39 gabrilu ha detto:

    “Una musica costante” è bellissimo. Molto più de “Il ragazzo giusto”, che è il libro più famoso di Seth. E a proposito di musica e scrittura ti consiglio (ma sicuramente li conoscerai gia) i due bellissimi libri della pianista Hélène Grimaud “Variazioni selvagge” e “Lezioni particolari”.


  3. Avatar novembre 1st, 2007 alle 18:00 cochina63 ha detto:

    e invece no, Gabri non li conosco! adesso me li segno. Il ragazzo giusto è sempre un gran bel libro eh, ma questo è superlativo.Me ne ero innamorata…

    Renzo: e certo, poetone mio.


  4. Avatar novembre 1st, 2007 alle 20:23 utente anonimo ha detto:

    Cinzia, poetone? Ma se sono ridotto a un filo con i miei solo 80 Kg….


  5. Avatar novembre 1st, 2007 alle 20:24 utente anonimo ha detto:

    Cinzia, sono io, il poetone…

    Renzo


  6. Avatar novembre 2nd, 2007 alle 00:27 utente anonimo ha detto:

    IO

    ho letto il primo libro della Grimaud ed ho evitato accuratamente di comprare il secondo.

    Ma questo è dovuto al fatto che di musica non capisco una mazza e di lupi ancora meno.

    poi la Grimaud l’ho vista a Torino ( e sentita) e tutto sommato se fossi rimasto a casa mi sarei perso una bella donna ma non certo una pianista. Poi, per fortuna ho visto (e ascoltato) la Crispell che forse non è bella come la Grimaud ma un fogliettino solo, una piccola partitura forse approssimativa, piazzata sul leggio del pianoforte l’ha spremuto per un’ora e un quarto, ricavandone traiettorie di sorprendente fattura. Molto monkiana (e la Bucciarelli sì che mi capirebbe…)


  7. Avatar novembre 2nd, 2007 alle 08:00 cochina63 ha detto:

    Renzo: e che saranno mai 80 kg per un uomo…

    tr: leggerò e ti dirò, ma lupi e musica parrebbero interessanti


  8. Avatar novembre 2nd, 2007 alle 08:12 kinglear ha detto:

    Di libri che parlano, in un modo o nell’altro, di musica, narrativamente, ce ne sono parecchi: hai ricordato “Canone inverso”, che è a mio avviso uno dei più belli, meno bello Michel Faber. Ma questione di gusti forse. La poesia, quand’era poesia, era di voce, di ritmo, di musica. Ma i tempi cambiano: resta la diatriba sempre aperta fra chi scrive solo in rima e chi invece aperto ai versi liberi. Però il solo ritmo può essere poesia? 🙂 E ancora: è giusto tradurre i libretti d’opera? C’è un senso in tutto questo? Io ad esempio non sono favorevole alla traduzione dei libretti d’opera.

    Per il resto ti ho risposto da me. 🙂

    Bacioni,

    Beppe


  9. Avatar novembre 2nd, 2007 alle 09:03 cristinabove ha detto:

    Di musica non ne capisco niente, so solo che alcun brani classici, talune belle canzoni, mi prendono dritto al cuore fino a commuovermi. Il suono di un violino, di un violoncello, risuona dentro di me e mi trasporta.

    La poesia è lo stesso, sento quando è buona quando mi emoziona, quando mi echeggia dentro come una musica.

    Tu che riesci ad esprimerti in entrambe le arti e lo fai con grande bravura, sei fortunata, un po’ ti invidio.

    cari saluti

    cri


  10. Avatar novembre 2nd, 2007 alle 10:09 cochina63 ha detto:

    Grazie Cri, ma c’è davvero poco da invidiare…

    Beppe: faber per me è stato una delusione a tutto tonodo… ma per dovere di cronaca….

    Il ritmo da solo è poesia? per me no e riguardo ai libretti d’opera cosa intendi per ‘traduzione’?


  11. Avatar novembre 2nd, 2007 alle 14:31 Soriana ha detto:

    La poesia non è certo solo ritmo, ma senza dubbio è anche ritmo e armonia.

    Nella tua scrittura, anche quella narrativa, questi due elementi sono preponderanti: forse perchè sei una musicista, ma forse sei diventata musicista perchè ritmo e armonia sono con te fin dalla nascita. E avresti scritto così (così bene) anche se non avessi conosciuto una nota.

    Un abbraccio

    Milvia


  12. Avatar novembre 2nd, 2007 alle 16:14 kinglear ha detto:

    Non sono il solo.

    Per fortuna.

    Credevo d’esser matto.

    Sì, Faber è un BIP.

    Non sa scrivere. Finita lì.

    Non mi piace l’altro blog. 🙂

    Ti preferisco su splinder.

    Non ci pensare a trasferirti definitivamente altrove.

    Ti voglio QUI.

    SMAAACKKK

    Beppe

    Dimmi, dimmi, dimmi

    a chi hai rubate le parole

    che io riconosco non tue;

    ben conosco il loro padrone

    Però dalla tua casta voce

    voglio sentire il nome

    Quasimodo 🙂


  13. Avatar novembre 2nd, 2007 alle 16:18 cochina63 ha detto:

    non scappo no, è stata una prova (mi sa che ce ne sono altre in giro che non ricordo più) ma rimarrò una splinder così come sono una nokia… ho un’intelligenza di questo tipo… altrove m’incasino (cioè m’incasino di più!)


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