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Cinzia Pierangelini

Blog di una narratrice musicista

eccomi al bivio

aprile16

Voglio fare lo scrittore… be’ era chiaro, è un bel gioco poi e mi viene facile (i risultati non li prendo in considerazione adesso). Eccomi a un bivio, sento di dover scrivere una scena forte, oscena, o-scena… e non riesco a decidermi, certo potrei mitigarla, mimetizzarla in qualche modo, addolcirla… il punto è che sento che invece dovrebbe essere forte, fastidiosa, quasi volgare e allora mi vengono in mente mille preconcetti: e se la leggono i miei allievi?i loro genitori?una vicina di casa? il salumaio? la mia vecchia mamma? e se all’improvviso un collega mi guarda strano? Tornando a scritture femminili e maschili (non trovo che la mia sia femminile affatto) se fossi uomo, però, mi porrei questi quesiti? Il bivio: ferma davanti a quei due, in una stanza… non può esserci tenerezza solo un’insana violenza e mortificazione e non posso chiamare le cose con nomi altri perché in ‘certo’ amore (amore?)(già mi censuro…) le parole pesano come pietre e sono quelle. Voglio fare lo scrittore… che farebbe uno scrittore?

pubblicato nella/e categoria/e pensieri alieni
17 Commenti to

“eccomi al bivio”

  1. Avatar aprile 16th, 2007 alle 07:46 utente anonimo ha detto:

    Non esiste nulla di osceno se quello non è il fine del tutto. Se una scenza di violenza è funzionale al racconto e non squallido esibizionismo, deve essere descritta così com’è.

    Renzo


  2. Avatar aprile 16th, 2007 alle 08:01 esteriade ha detto:

    Hai mai letto Fonderia Italghisa di Caliceti? lui è un maestro elementare. ha scritto anche cose per bambini.

    Il suo libro non è volgare, anzi… però il linguaggio che ha usato lo è (e non poteva essere altrimenti).

    I tuoi allievi e i loro genitori scoprirebbero (come te d’altronde, visto che ti sei posta il problema) che il “possibile” è tutto possibile, e che la realtà (di ciascuno) è una scelta. Vai Cinzia…fai lA scritTRICE (la scrittura è come gli angeli: non ha sesso. Ma la mente che la partorisce sì e la meraviglia sta nell’ibrido)

    Buona settimana.


  3. Avatar aprile 16th, 2007 alle 08:53 utente anonimo ha detto:

    Devo fare il bastian contrario rispetto a Renzo ed Esteriade…

    SE DEVI scriverla forte, oscena, volgare allora SCRIVILA così.

    SE vuoi trasmettere al lettore il senso di oscenità e volgarità ma pensi che quella scena potrebbe dare fastidio a te stessa e ai tuoi lettori, e quindi di nuovo a te stessa, e SE PUOI addolcirla lasciando intatto l’oscenità (ricorda che il lettore ha la capacità di immaginare quello che non scrivi), allora ADDOLCISCILA.

    I miei due centesimi da affezionato lettore…

    Francesco U.


  4. Avatar aprile 16th, 2007 alle 09:05 cochina63 ha detto:

    Mi dibatto nell’incertezza Francesco, vorrei fare come dicono renzo e est ma…poi so che alla fine la scriverò nell’unico modo possibile, quello chesarà dettato dai personaggi. per questo non apro il file…


  5. Avatar aprile 16th, 2007 alle 10:50 biancabalena ha detto:

    Scrivila come viene.

    Ovviamente.

    Le mamme dei tuoi allievi forse ti guarderanno male, ma i papà… (per non parlare degli allievi _ maggiorenni, per carità)

    Ovviamente scherzo.

    Vedo che è un momento di bivi, un po’ per tutti. Sarà la primavera?

    In ogni caso credo che userai le parole che ci vogliono. NOn una di più nè una di meno.

    buon lunedì

    sabrina


  6. Avatar aprile 16th, 2007 alle 11:32 majara ha detto:

    quello che viene fuori dalla tua testa, Cinzia, osceno non potrà mai essere.

    la “tua” scena sarà… come dire? “gigantesca”

    vaaaaai!!

    :))

    T.


  7. Avatar aprile 16th, 2007 alle 11:39 majara ha detto:

    sto ancora meditando…

    la oscenità non sta nelle intenzioni, nei fini della comunicazione?

    (stile grande fratello, le veline o i “corpi del reato” nelle mani di Vespa?)

    mah…


  8. Avatar aprile 16th, 2007 alle 12:33 Soriana ha detto:

    “la scriverò nell’unico modo possibile, quello chesarà dettato dai personaggi”: questa tua frase, Cinzia, la condivido in pieno. Testimonia la tua onestà di scrittrice. E se si scrive con onestà si può scrivere di tutto, su tutto. Poi, sai, pure io mi farei i problemi che tu sollevi: ma se mi legge mio figlio, il vicino, il giornalaio…Ecco forse sta qui la differenza (ma solo qui) fra la scrittura maschile e quella femminile: che uno scrittore maschio queste domande non se le pone.


  9. Avatar aprile 16th, 2007 alle 12:49 colfavoredellenebbie ha detto:

    anch’io sono per la tua risposta: atto di voce dei personaggi…


  10. Avatar aprile 16th, 2007 alle 15:14 utente anonimo ha detto:

    guarda che cosa ci hanno combinato con Benito.

    Morgan


  11. Avatar aprile 16th, 2007 alle 17:19 utente anonimo ha detto:

    Con Benito? E con Scilvio?


  12. Avatar aprile 16th, 2007 alle 19:39 cochina63 ha detto:

    bene, domani apro il file allora e che facciano un po’ come credono…

    Morgan e altri ragazzi stanno facendo un lavoro bellissimo per i senza tetto e hanno appena preso una fregatura… Morgan, mi spiace per voi e per benito anche di più.


  13. Avatar aprile 16th, 2007 alle 22:50 pentlon ha detto:

    Il problema non è su che tipo di scrittura sia adatta o meno alla descrizione di una scena ma sulla tua debolezza intrinseca che questo dubbio lascia intravedere (così come qualunque artista che pensi solo di piegare la sua creatività alle esigenze della committenza è come un pollo che zompetta in una tana di volpe).


  14. Avatar aprile 17th, 2007 alle 06:09 cochina63 ha detto:

    esigenze della committenza?

    1)quale committenza?

    2)ovvio che il problema è mio, ma non perché voglia piegarmi o meno ad alcunché, piuttosto per una sorta di pudicizia.


  15. Avatar aprile 17th, 2007 alle 06:56 lauraetlory ha detto:

    Uno scrittore scriverebbe ciò che ha in testa, senza tanti giri di parole. E poi, quando durante una presentazione, un’attrice un po’ oca si sbagliasse e leggesse davanti a tutti proprio quella scena, diventerebbe di mille colori, evitando gli occhi di parenti, amici, madre e sorelle che sono presenti e che non credono alle loro orecchie. E’ successo a me, come è successo che un tizio, commentando sul blog, mi dicesse che il nostro romanzo (NEW YORK 1920 – IL PRIMO ATTENTATO A WALL STREET) era troppo spinto e per questo occhieggiava al mercato. Magari, dico io dall’alto delle mie meno di mille copie vendute!

    Però quando la scena è di violenza e di sopraffazione, quando la storia la esige, uno scrittore non può fare altro che scrivere.

    Laura


  16. Avatar aprile 17th, 2007 alle 07:37 cochina63 ha detto:

    già già… vedo che siamo tutti d’accordo, be’ vedremo dunque…


  17. Avatar aprile 24th, 2007 alle 10:13 cochina63 ha detto:

    bene, scritta!


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