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Cinzia Pierangelini

Blog di una narratrice musicista

agosto2

Pensiero delle 24.40

Ma perché mai l’arte dobbiamo non considerarla merce? Lo è, lo è ovviamente. Un tipo di merce, eccelsa… divina forse, ma pur sempre merce che si vende e compra… e dunque perché mai, alla fin fine, additare i mercanti? Non fanno che il loro lavoro e ascoltano con fini antennine ciò che il mercato richiede. Lo hanno sempre fatto e sempre l’arte è stata venduta e al miglior offerente e con buon piacere dell’artista… tutto qui, davvero tutto qui

pubblicato nella/e categoria/e pensieri alieni
9 Commenti to

“”

  1. Avatar agosto 3rd, 2006 alle 15:53 utente anonimo ha detto:

    ma tu a mezzanotte e 40 veramente pensi queste cose?


  2. Avatar agosto 3rd, 2006 alle 17:20 cochina63 ha detto:

    e certo!


  3. Avatar agosto 3rd, 2006 alle 19:26 pentlon ha detto:

    Se tu intendi un caravaggio, beh, è un oggetto ed ha un mercato, per esempio, in quanto oggetto. Ma la musica? la musica è suono, soffia nel vento, effimera, si perde in un attimo. Allora come fai a monetizzarla? Si sono inventati degli artifici tecnici come il diritto d’autore che sono speculazioni assurde ed hanno il compito di garantire un reddito a chi produce musica. Poi sono nati i dischi, anch’essi un modo di alimentare artificiosamente il mercato ma che con la musica non hanno nulla a che fare poichè la musica è un artificio estemporaneo come un lampo. Il libro assomiglia al quadro: tu mi regali le tue parole ma ti fai pagare la carta e il lavoro di rilegatura. Ma le tue parole scritte non hanno mercato e non hanno valore.

    O no?


  4. Avatar agosto 3rd, 2006 alle 20:25 cochina63 ha detto:

    pentlon cìè l’atto del creare (comporre, suonare, scrivere, dipingere) poi c’è un dopo in cui tutti hanno venduto la loro arte: beethoven, caravaggio, mozart, verga… tutti tutti tutti… e al miglior offerente.


  5. Avatar agosto 3rd, 2006 alle 20:26 cochina63 ha detto:

    la verità sta nell’atto… solitario e senza prezzo… il resto è fuffa che si somma alla fuffa… eppure affinché una cosa esista deve apparire, vendere, esserci… è così.


  6. Avatar agosto 3rd, 2006 alle 20:54 pentlon ha detto:

    Ti dico una cosa:

    se io avessi scritto un romanzo, tra l’affidarlo a una casa editrice che me lo vende in libreria, tutto rilegato e me ne vende 1000 copie e farmene al PC 3000 copie e tutte le mattine depositarle sui sedili di un treno pendolare magari essendo letto da 2000 persone, preferisco la seconda ipotesi, 2000 contro 1000 e nessun soldo per me, solo spese, dato che il mestiere che mi fa guadagnare è un altro. A me non interessa vendere, nè essere sul mercato ma, semplicemente, essere letto. E nemmeno di questo sono sicuro. A volte, mi succedeva con le foto, le facevo vedere soloa determinate persone, a che sentivo potesse capirle. Agli altri le negavo. Se hai letto il mio post, d’altronde, avrai visto che anche Stieglitz, quando si accorse che non riuscivano a capire The Steerage, ha preferito tenerla per anni in un cassetto in attesa di tempi e uomini più adatti. Il problema della coerenza, quindi, nei grandi artisti, è preminente all’esigenza di mercato. Caravaggio ha sacrificato varie commesse perchè aveva bisogno di modelli che ai suoi committenti non andavano a genio ma quei modelli ha usato e soldi ci ha perso e all’epoca anche giudizi positivi, ha perso.


  7. Avatar agosto 4th, 2006 alle 04:56 utente anonimo ha detto:

    In buona parte concordo con Pentlon.

    Renzo


  8. Avatar agosto 4th, 2006 alle 08:33 cochina63 ha detto:

    il problema dei soldi però non indifferente…e il problema dell’oggetto libro che io adoro. Depositando in una libreria io non ho speso un soldo e ho l’oggetto libro, il mercato è altra cosa e credo di non essere adatta ad affrontarlo, come bene sa Renzo…odio le presentazioni e mettermi in mostra e parlare del libro…Lo odio così tanto che i miei vicini di casa non sanno neanche che scrivo e a scuola lo sa solo qualche allievo e un paio di amici… Internet è diverso, mi tiene fuori in qualche modo.Però a parte queste personali considerazioni io credo che l’unica cosa che conti è l’onestà intellettuale mentre si scrive, il dopo è relativo; ciò che importa è scrivere solo e davvero quello che si sente.


  9. Avatar agosto 4th, 2006 alle 10:35 utente anonimo ha detto:

    Più che d’accordo, Cinzia. Scrivere deve essere un piacere e mai un dovere.

    Renzo


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