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Cinzia Pierangelini

Blog di una narratrice musicista

maggio18

Ghiandina

 

 

“Un, due e… tre! Ecco fatto!”

Ghiandina mise fuori il capino dalla terra.

“Ooooh!” disse, guardando il mondo che d’improvviso le appariva davanti.

Erano giorni e giorni che lottava con pietre, erbacce e foglie secche che le impedivano di sbucare all’aperto.

“Eh, eh, eh!” sentì all’improvviso.

“Chi ride?” chiese Ghiandina.

“Chi parla?” rispose il signor Pino.

“Sono Ghiandina!Sono uscita or ora dal fondo della terra.”

“Esagerata!” ribatté il signor Pino, "sarai stata quattro o cinque centimetri al di sotto del terriccio più molle, altrimenti non saresti uscita per nulla!”

“Ma chi sei?E perché ridevi?” riprese Ghiandina, a cui il signor Pino cominciava proprio a stare antipatico.

“Sono il Pino, anzi il signor Pino…cara la mia novellina; e ridevo perché una goccia di rugiada, scivolando giù,  lungo il mio tronco, mi faceva il solletico.”.

“Be’ …buongiorno signor Pino, piacere di averla conosciuta. Adesso devo andar via: vado a conoscere la mia mamma. A proposito sa forse dove posso trovarla?”

“Eccola! E’ quella laggiù, la quercia più grande vicino alla radura. Ma dimmi come ci vai?” aggiunse il signor Pino, con un risolino che a Ghiandina non piacque per nulla.

“Che razza di domanda! Ci vado a…”

Fu a quel punto che Ghiandina si accorse di non avere i piedi. Le sue radici erano saldamente attaccate al terreno e non volevano saperne di muovere neanche un passo.

La piccola scoppiò a piangere.

“Cos’hai, stupidina? Perché piangi così? Mi fai venire mal di testa!” brontolò il signor Pino agitando tutta la chioma.

“Non riesco a muovermi!” rispose Ghiandina spaventata dallo “SCSSCCCHHH” che la chioma del grosso Pino faceva,  ondeggiando tutta.

Si mise a singhiozzare ancor più forte:

 “Non riesco a muovermi! Non ho i piedi!”

“Certo che no. Sei un albero!” la rimproverò il signor Pino, con aria saccente.

“Non sono un albero! Sono Ghiandina!” rispose la piccola quercia, quasi gridando.

Da quel giorno i due non si rivolsero più la parola.

Di settimana in settimana Ghiandina diventava sempre più bella, aveva messo su molte nuove foglie di un verde tenero tenero  e non passava ora che non provasse a camminare, tirando con tutte le sue  forze, tentando invano di separar le radici dal terreno.

Aveva fatto amicizia con tutti gli esseri del bosco e a ognuno chiedeva di portare questo messaggio alla sua mamma – Cara mamma, sono Ghiandina. Ti voglio bene e al più presto verrò a trovarti .-

La grande quercia si disperava per la testardaggine di Ghiandina,  e le mandava a dire –Cara figlia mia, non illuderti; sei un albero e il tuo posto è quello in cui sei nata, vicino al grande pino. Stai serena. Ti voglio bene.-

“Vicino al grande Pino?” singhiozzava Ghiandina  “Dovrei passare la vita accanto a questo pino scorbutico? No, no e no!” e ricominciava a tirare e tirare e ad agitarsi tutta.

“Buongiorno Ghiandina!” salutava mamma anatra passando con i suoi anatrini.

“Buongiorno a voi.” rispondeva Ghiandina “Andate allo stagno?”

“Sì, fa un tale caldo. Vuoi venire con noi?”

“Magari…mi piacerebbe; ma non riesco ancora a muovermi, sebbene mi sembra che un piccolo miglioramento ci sia stato.”.

“Ciao Ghiandina, andiamo a giocare ad acchiapparello. Vieni?” Le gridavano i coniglietti grigi,  saltellando allegri.

“Oggi no…ma ripassate domani che forse…”

Ghiandina si illudeva; in realtà diventava ogni giorno più grande,  più bella e  più forte, ma proprio per questo le sue radici affondavano sempre più profondamente nel terreno.

Il signor Pino scuoteva la testa emettendo il suo SSSCCCHHH, e Ghiandina allora tirava ancor più energicamente sino a sentirsi esausta, ma senza ottenere alcun risultato.

Gli anni passarono e Ghiandina smise di lottare, se ne stava triste tutto il giorno, guardando davanti a sé in direzione della grande quercia; la vita le sembrava inutile e noiosa. Non capiva a cosa potesse servire essere così grande e forte se non poteva neanche muoversi.

Un mattino sentì delle urla strazianti: “Aiuto, aiuto!Salvateci!”

Un’intera famiglia di scoiattoli rossi correva all’impazzata dirigendosi verso Ghiandina e il signor Pino.

“Presto, presto. Dovete nasconderci.” gridava mamma scoiattolo, seguita dai suoi tre piccolini spaventatissimi.

“Popolo in piedi! Dico a voi,  dovete nasconderci! La volpe ci insegue.”

“Aiuto, ci vuol mangiare!” gridavano i piccolini tremando e correndo di qua e di là.

“Chi è il popolo in piedi?” chiese Ghiandina,agitatissima anche lei.

“Siamo noi! Gli alberi!” le rispose, parlandole di nuovo dopo tanti anni, il signor Pino.

Ghiandina, a sentire quella voce, si girò verso il pino. Era tanto tempo che non sentiva più il suo SSSCCCHHH spaventoso e adesso che lo guardava di nuovo dopo tanti anni,  si rese conto che il vecchio albero aveva perso quasi del tutto la sua imponente chioma,  e si era come ripiegato su se stesso.

“Ma cosa ti è successo?” gli chiese Ghiandina, dimenticando subito la sua antipatia.

“Sono vecchio, cara la mia novellina; non mi resta più molto da vivere.

La mia chioma è quasi secca, non è un buon rifugio. Devi salvare tu gli scoiattoli. Presto!”

Infatti, sempre più vicino si sentiva lo spaventoso verso della volpe, affamata. La povera famigliola di scoiattoli rossi, paralizzata dalla paura, se ne stava in silenzio, tutta tremante, ai piedi di Ghiandina;  non osava più neanche chiedere aiuto.

In un lampo Ghiandina capì il senso della sua vita: fornire rifugio a chi ne avesse bisogno. La bella chioma e le forti radici erano una casa, una protezione per gli animali del bosco.

“Presto, arrampicatevi sui miei rami più alti; nascondetevi tra le mie foglie!” gridò Ghiandina agli scoiattolini, che non se lo fecero ripetere due volte e in un battibaleno si misero al sicuro nel folto delle foglie.

Dopo neanche un attimo arrivò la terribile volpe:

 “Sto seguendo un’appetitosa famiglia di scoiattoli, è passata di qua?” chiese con occhi feroci, guardando Ghiandina, che per la paura non riusciva a muovere neanche una fogliolina.

“SSSSSCCCCHHH…no volpe,  vai via. Non ci sono scoiattoli qui!”

Impressionata dallo stormire impetuoso e potente della chioma del grande pino, la volpe si convinse e andò a cercare lontano da lì il suo pranzo.

Ghiandina si voltò a guardare il grande albero, che per lo sforzo adesso sembrava ancora più curvo, vecchio e stanco.

“Sei stato bravissimo, signor Pino. L’hai scacciata.”

“Grazie, grazie” gridavano in coro gli scoiattoli, abbracciandosi e saltando da un ramo all’altro.

“Ehi, mi fate il solletico!” disse Ghiandina,  ridendo per la prima volta dopo tanto tempo.

“Dovrai abituarti al solletico.” le disse il signor Pino, guardandola con affetto. Da oggi in poi sarai anche tu una casa per gli animali del bosco”.

“Si!” disse Ghiandina “e tu mi insegnerai a essere coraggiosa e a scacciare i prepotenti facendo SSSSCCCHHHHSS”.

Tanto tempo è passato da quel giorno. Ghiandina e il signor Pino adesso si vogliono molto bene e gli animali in pericolo sanno che da loro troveranno sempre un rifugio sicuro.

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8 Commenti to

“”

  1. Avatar maggio 18th, 2006 alle 11:06 Hire ha detto:

    Eh?

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  2. Avatar maggio 18th, 2006 alle 11:06 Hire ha detto:

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  3. Avatar maggio 18th, 2006 alle 11:06 Hire ha detto:

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  4. Avatar maggio 18th, 2006 alle 11:08 cochina63 ha detto:

    eh? chi sei?


  5. Avatar maggio 18th, 2006 alle 17:25 luciotto ha detto:

    Se l’altro template assomigliava a quello di Bossi, questo è migliore: accenna al tema di Guerre Stellari…

    ciao


  6. Avatar maggio 18th, 2006 alle 19:37 cochina63 ha detto:

    no dai… questo è bellino…


  7. Avatar maggio 19th, 2006 alle 06:25 Ipanema ha detto:

    bello questo template! oh… adesso sì!

    ciao cò!


  8. Avatar maggio 19th, 2006 alle 06:36 cochina63 ha detto:

    oh!


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