Crea sito

Cinzia Pierangelini

Blog di una narratrice musicista

maggio17

La voce del mare

C’era una volta una bambina che aveva un nome molto strano. Si chiamava Umpilumpi.

Umpilumpi era molto infelice e arrabbiata con i suoi genitori, perché le avevano dato un nome talmente buffo da doverlo ripetere almeno tre volte ogni volta che  si presentava a qualcuno.

Anche a scuola le cose non andavano granché bene, perché tutti i compagni, a sentire il suo nome, scoppiavano a ridere e la prendevano in giro.

Così Umpilumpi non aveva amici e, se quando era a casa poteva far finta di nulla, a scuola durante la ricreazione finiva sempre che nessuno la invitava a divertirsi;  così le toccava mangiare di malavoglia il suo panino al burro, da sola vicino alla vasca dei pesci rossi, mentre i suoi compagni facevano mille giochi che a lei, che ne era esclusa, sembravano tutti bellissimi.

Insomma non era contenta; il suo nome la faceva sentire diversa dagli altri e così s’intristiva ogni giorno di più.

“Perché mi avete dato un nome tanto stupido?” urlava, piangendo, ai suoi genitori.

“Ma è un nome bellissimo!” le rispondeva la mamma, accarezzandole i capelli.

“Io e il tuo papà l’abbiamo inventato  una sera in riva al mare. C’era un temporale lontano ed ero già incinta di te; stavamo lì come incantati davanti a quel tramonto burrascoso. Il rumore dei tuoni e tutti quei lampi ci facevano pensare a una magia e il tuo papà, accarezzandomi il pancione, ti chiamava : Umpilumpi… così, per gioco. A un certo punto hai dato un bel calcetto e io ti ho sentita per la prima volta, è stata una grandissima emozione. Abbiamo pensato che il nome ti fosse piaciuto ed ecco: ti è rimasto  da quel giorno, da allora per noi sei stata Umpilumpi”.

“Io odio questo nome!E odio anche voi!” strillò un giorno Umpilumpi, e si chiuse in camera sua senza voler più uscire neanche per mangiare.

Fortunatamente era quasi estate e la scuola era agli sgoccioli così, per distrarla, la mamma e il papà decisero di mandarla al mare, a casa della nonna Maria.

“Nonna, perché non posso avere un nome normale, come il tuo?” chiese una sera Umpilumpi, mentre la nonna le rimboccava le lenzuola.

“A me il mio nome non è mai piaciuto, cara; perché vorresti avere un nome così comune?” rispose la nonna. “E’ vero, il tuo è molto particolare; ma è affascinante proprio per questo. Ogni cosa un po’ diversa nasconde una sua rara bellezza, è come un tesoro misterioso da scoprire, un gioco di cui non conosci le regole.  Ma ora non ci pensare e domani, in spiaggia, chissà… forse il mare ti dirà qualcosa!”

“Il mare non parla mica, nonna!”

“Ne sei proprio sicura?” bisbigliò la nonna spegnendo la luce.

A Umpilumpi venne il dubbio, sicura sicura non poteva esserne.

Così il giorno dopo prese le sue palette e  andò in spiaggia, si mise a fare un castello sulla riva e, mentre raccoglieva l’acqua per inumidire la sabbia, tendeva l’orecchio, per sentire se davvero il mare parlasse. Improvvisamente sentì: “Uuuuuuh! Uuuuuuuh! Uuuuuh!Uuuh!”, un suono che somigliava a un canto,  dolce, un po’ lamentoso. Lì per lì immaginò che fosse la voce del mare, stava per correre a casa per raccontarlo alla nonna, quando si accorse che nell’acqua c’era un ragazzo, molto più grande di lei. Nuotava con un ciambellone salvagente e intanto faceva quello strano verso, sorridendo felice.

All’ora di pranzo, davanti a un bel piatto di maccheroni col pomodoro, e tanto parmigiano, Umpilumpi raccontò tutto alla nonna,  che le narrò una triste storia:

“Quel ragazzo non è uguale agli altri, cara. Fa quello strano verso perché non sa ancora parlare.”

“Ma nonna, è molto più grande di me, com’è possibile?” disse Umpilumpi, con tanto d’occhi.

è stato molto sfortunato. Una malattia ha danneggiato il suo cervello,  quando era appena nato,  e così è rimasto come un bimbo piccolo.”

“ Il suo strano verso mi fa un po’ paura, nonna”

“Non devi aver paura delle cose che non conosci, Umpilumpi, te l’ho già spiegato. Forse quel ragazzo canta nel mare perché è felice, e magari chissà… ne sente la voce.”

Da quel giorno, Umpilumpi non tolse più gli occhi di dosso al misterioso ragazzo neanche per un attimo. Si accorse che mai nessuno stava con lui o gli rivolgeva la parola, né lo salutava o invitava a giocare al pallone o a fare castelli di sabbia.

Così il solitario Tony, appena in spiaggia, infilava il suo salvagente e si buttava in mare. Non gli importava che l’acqua fosse fredda o calda, pulita o sporca, che fosse ora di pranzo o mattina presto; Tony si buttava in mare e cominciava quasi subito quel suo canto triste, che si mescolava con l’infrangersi delle onde sulla riva e contro gli scogli.

Umpilumpi avrebbe voluto chiamarlo, ma  aveva molta soggezione. Finalmente un giorno però, trovò il coraggio di avvicinarglisi prima che entrasse in acqua, e lo invitò a  giocare con i suoi secchielli . Tony le fece uno strano sorriso, come se col pensiero fosse lontano e poi, senza rispondere, e Umpilumpi in quel momento dimenticò che non sapeva parlare, infilò il ciambellone e si buttò nell’acqua.

La bimba ci restò malissimo e la sera ne parlò con la nonna.

è stato molto maleducato, nonna Maria. Non mi ha nemmeno risposto.”

“No, Umpi cara, non devi prendertela; magari non è capace di giocare a fare i castelli. Se vuoi davvero diventare sua amica, perché non provi a fare i giochi che lui conosce già? Il bagno insieme, per esempio.”

 A Umpi sembrò una buona idea e così  ebbe un bel salvagente anche lei, lo volle a forma di cigno, con il becco che suonava come una trombetta. Aspettò Tony sulla riva e si buttò in acqua insieme a lui. Tony non la guardava neanche, sebbene Umpi facesse un gran baccano con il suo cigno canterino. Il ragazzo aveva incominciato a fare il suo solito strano canto e sorrideva beato, mentre l’acqua del mare lo cullava col suo enorme, paziente abbraccio. Piano piano Umpilumpi cominciò a imitarlo; si mise anche lei a cantare come Tony, ondeggiando nel suo salvagente accanto a lui. Fu allora che Tony si voltò e le sorrise.

 Nello stesso momento alla bambina sembrò di sentire mille voci nell’acqua. C’era un allegro chiacchiericcio in verità! Pesciolini, granchietti, conchigliette di varie forme e dimensioni, stelle marine, ippocampi e persino la schiuma delle onde… tutti erano saliti a galla, e parlavano in maniera comprensibile, sovrapponendosi uno all’altro allegramente, come a una festa con tanti invitati. Dicevano: “Ciao Tony! Come stai? Oggi hai voglia di giocare con noi? Come ti senti? Cosa hai mangiato a colazione? Che bella ciambella colorata che hai…”

Tony rispondeva a ogni domanda con il suo canto,  sorridendo felice.

Ecco perché correva subito a fare il bagno!Tutti i suoi amici erano lì, felici di vederlo, impazienti, ad aspettarlo; a loro non importava che Tony non fosse proprio come tutti gli altri bambini. Umpi continuò ad ascoltare, quasi non credendo alle proprie orecchie; all’improvviso un minuscolo gruppo di pescetti argentei, che nuotavano in superficie, si rivolse proprio a lei:

“Ciao, sei nuova? Sei un’amica di Tony? E come ti chiami?”le chiesero, solleticandola sulla pancia.

“Umpilumpi.” rispose Umpilumpi, subito si accorse, però, di averlo solo pensato continuando a cantare come faceva Tony, ciò non ostante i pescetti capirono subito il nome e le risposero :

“Che bel nome! Un nome favoloso! Davvero originale! Chissà quanto tempo ci hanno messo i tuoi genitori a sceglierlo! Bravi davvero! Devi  essere molto felice di avere un nome così particolare!Già, già: un nome che non si dimentica facilmente. Un nome che sembra magico…” E così dicendo si dispersero in un’ondina spumeggiante.

Fu una mattinata bellissima, e da quel giorno Umpilumpi e Tony fecero sempre il bagno insieme, chiacchierando in quello strano modo con il mare e i suoi simpatici abitanti. Ma l’estate finì, e venne il giorno in cui la bimba  dovette salutare il mare e Tony. Alla stazione, dove la nonna l’aveva accompagnata, si abbracciarono forte e poi Umpi avvicinandosi all’orecchio della nonna le disse:

”Avevi ragione, sai? Ho sentito la voce del mare, mi ha parlato.”

“E cosa ti ha detto?” le rispose la nonna, sorridendo con dolcezza.

“Mi ha detto che il mio nome è bellissimo e che devo esserne fiera; e poi mi ha fatto diventare amica di Tony!”

“Hai visto che anche le cose un po’ misteriose, come il tuo nome o il tuo amico, possono essere molto belle?”

“Sì, nonna,  è vero!”

 Si abbracciarono e si baciarono e Umpilumpi tornò a casa felice. Da quel giorno tutto andò meglio e, nella vita di Umpi e dei suoi genitori, tornò l’allegria e la serenità.

Un giorno arrivò una lettera della nonna, con tante affettuosità e con un bell’invito a trascorrere al mare le vacanze di Pasqua. Alla fine del foglio c’era un post-scriptum che diceva: “Il mare  ha parlato anche a me, mi ha detto di salutarti e ricordarti che non esiste nessuno diverso…è solo che non siamo tutti uguali.”.

“Ringrazia il mare” rispose Umpi.  “Non lo dimenticherò mai!”

 

pubblicato nella/e categoria/e Senza categoria
7 Commenti to

“”

  1. Avatar maggio 17th, 2006 alle 07:00 cochina63 ha detto:

    una delle mie favolette… scritte per Marta.


  2. Avatar maggio 18th, 2006 alle 06:58 luciotto ha detto:

    Infatti, e anche una metafora, se non mi sbaglio. L’influenza del mare sulle anime umane…


  3. Avatar maggio 18th, 2006 alle 07:03 nonsonocostante ha detto:

    e ricordarti che non esiste nessuno diverso…è solo che non siamo tutti uguali



    fantastico, da scrivere nel messaggio di saluto del cellulare


  4. Avatar maggio 18th, 2006 alle 08:20 cochina63 ha detto:

    il messaggio per la mia bimba era appunto questo…


  5. Avatar maggio 18th, 2006 alle 10:37 nonsonocostante ha detto:

    non invidiarmi: sai, è che non siamo tutte uguali 🙂


  6. Avatar maggio 18th, 2006 alle 10:57 cochina63 ha detto:

    giusto… alcuni però sono meglio!


  7. Avatar maggio 18th, 2006 alle 10:58 cochina63 ha detto:

    scherzo eh! sai cosa? si avvicina l’estate… il costume… io odioooo il costume!


You must be logged in to post a comment.